lunedì 9 novembre 2015
Il mistero dell'energia
venerdì 6 novembre 2015
The sound of silence
giovedì 5 novembre 2015
Qualcuno ti ama
Per questo sarei disposto ad aver una settimana di 9 giorni, ma in fondo almeno non si farebbero più di 3 giorni lavorativi di fila. La verità è che ieri e l'altro ieri sono stato a Verona, quindi mi sono stancato parecchio, tra le varie attività. Ah, la città di Romeo e Giulietta. L'amore, il balcone dei Capuleti, l'arena, la simpatia che distingue i veneti. Ammetto che non ci ero mai stato, quindi per me è stato tutto molto nuovo. Quando l'ho detto ai miei amici, mi hanno anche consigliato alcuni posti dove andare a mangiare, per poi fare una passeggiata nel centro, estremamente piacevole. Ecco, non ho visto niente di tutto questo. Avete presente quando gli atleti olimpici si lamentano che nella loro carriera hanno visto tutti i palazzetti del mondo senza vedere le città dove sono andati? A volte mi sento così, a differenza dell'attività di livello internazionale, dei fan e anche del fisico non proprio da atleta.
Ho passato due giorni chiuso in una stanza per di più con poca aria disponibile, in penombra a guardare una delle quattro pareti di un albergo illuminata da un proiettore. Ok, non che non fosse interessante, di lavoro si parla, ma avete presente quelle condizioni in cui si perde ogni genere di cognizione del tempo? Così, mentre le informazioni lavorative entravano attraverso il naso, rimbalzavano in fondo al mio cranio vuoto e uscivano dalle orecchie, ho avuto modo di pensare a un sacco di cose, di fare chiarezza con me stesso su molte situazioni recenti. Perché in questi momenti o mangi, perché a me pensare mette fame, oppure pensi ma poi ti torna fame. Il problema è che poi mangi troppo, in conseguenza di quanto hai pensato, e finisci per bramare la pausa caffè per utilizzare quella stanza con l'omino disegnato sulla porta, accarezzandoti la pancia come fa una donna incinta, ma con un'espressione leggermente più contrita.
In mezzo a tutte queste produzioni fisiologiche, come dicevo, si ha modo di pensare molto bene. Tante cose confuse sono successe ultimamente, quindi non vi stupirete se vi dirò che avevo bisogno di pensare un pochino, di un momento di riflessione e meditazione. Fortunatamente, prima di partire, ho avuto modo di parlare con una persona molto importante per me, che potrei addirittura definire il mio migliore amico. Quel genere di persona che ti dice la cosa giusta nel momento giusto, che c'è quando non ci sono tutti gli altri. Questa persona mi ha definito, prendendo spunto da tutto quello che è successo ultimamente, come "una persona che prima causa un incidente, poi cerca di salvare tutti quelli che sono coinvolti". Mi ha colpito molto quest'affermazione, perché mi ci ritrovo in questa definizione. Mi fa pensare, anche solo per il fatto che in questo momento, da solo, non ho nessuno che si preoccupi per le cose stupide che sta facendo. Allora è forse meglio finire in una palla di fuoco da soli, piuttosto che in un piccolo incidente coinvolgendo altre persone?
martedì 3 novembre 2015
Fai la cosa giusta
Il giorno prima sono successe molte cose, alcune di cui ho molte voglia di parlare, come ad esempio aver realizzato il sogno della mia vita di riuscire a vendere delle rose. Sì, esattamente, sto parlando della pratica, normalmente praticata in outsourcing dai cingalesi, di andare nei luoghi di pubblico incontro a vendere delle rose agli astanti. E ci sono riuscito. Ma questo solamente perchè sono riuscito a vendere il sogno di possederla, il momento in cui la si ha, quella rosa. Non ho venduto un fiore, ho venduto un ricordo, e i ricordi non hanno prezzo. Per questo mi sono fatto pagare bene.
Allora, questo uccellino non sapeva ancora volare; durante l'inverno, in una notte fredda, ruzzola giù dal nido e finisce sul sentiero. Comincia a gridare "piio piio piio" come un matto e sta per morire di freddo, ma fortuna per lui ecco che arriva una vacca; lo vede e pensa di scaldarlo, e così alza la coda e... splash!, una margherita bella e fumante, grossa così.
L'uccellino al caldo è tutto contento, tira fuori il capino e ricomincia "pi-piio pi-piio" più forte di prima. Ma un vecchio coyote lo sente e arriva di corsa, allunga una zampa e lo tira fuori dalla cacca, lo pulisce ben benino, e poi... gnam! Se lo ingoia in un solo boccone.
Il nonno diceva che la morale c'è, ma che bisogna trovarsela da soli.
domenica 1 novembre 2015
A me sembra mezzo pieno
Ieri sera sono andata a letto con questo pensiero, e pensavo che fosse giusto condividerlo con blog. Secondo me c'è un mondo dietro questa frase, anche solo per il fatto che racchiude nel suo interno tutta una filosofia. Partiamo però come al solito andando con ordine, analizzandola per intero: va detto che non è una verità assoluta, ma in fondo cercare verità assolute generaliste è un po' come cercare l'elisir di lunga vita. Si può studiare un caso, magari cento, ma ogni caso va valutato in maniera singolare. come a dire che ogni storia è a se stante, ma non mi piace vedere le cose così, preferisco pesare che le persone, i loro atteggiamenti siano legati da un sottile filo conduttore, che ci unisce, che ci permette di vere momenti in cui ci diciamo "ma davvero? pensavo capitasse solo a me!".
venerdì 30 ottobre 2015
Dr.Hyde e Mr.Jekyll
Tutti noi abbiamo un nostro lato oscuro.
Bam, non ve lo aspettate un ingresso di questo genere, vero? Quello che voglio dire, è che molto spesso la caratterizzazione di una persona passa per dei lati della nostra personalità che non sono sempre evidenti. Il termine lato oscuro, almeno per come è inteso qui, non ha sempre una accezione negativa, non si tratta quindi sempre di qualcosa che vogliamo nascondere perché brutto, pericoloso o tormentato. A mio parere, la qualifica di oscuro è dovuta alla interiorità di questo lato molto personale, come scendendo nelle profondità degli abissi la luce fa sempre più fatica ad entrare. Ma non per questo nelle profondità abissali succedono cose brutte, al massimo buie.
È quindi perfettamente normale che la personalità di qualcuno sia composta da lati non perfettamente evidenti. Io sono un esperto in materia, non dal punto di vista clinico/psicologico ma dal punto di vista diagnostico, in quanto ho tutte le mie belle psicosi che non sono evidenti e mi rendono una persona estremamente interessante cerchiamo di tirare fuori qualcosa di buono, se no sono solamente pazzo. Tutti abbiamo delle cose che ci disturbano, e chi soffre di disturbi ossessivi compulsivi (OCD) lo sa bene. Avevo un amico a cui davano fastidio le monete da 20 cent, non chiedete, è meglio, e a me disturba vedere i tombini per strada che dopo essere stati rimossi non sono stati riposizionati come erano prima, per cui magari le linee stradali sono storte. Mi rendo conto che siano manie, che ognuno vive a modo suo, facendosi condizionare nella propria vita da questo o meno, che è il grosso spartiacque tra chi è pazzo per davvero e chi non lo è. Perché nella cultura moderna c'è una grande facilità nel descrivere un atteggiamento come un disturbo del comportamento. L'abuso che c'era nel 19esimo secolo della diagnosi di "isteria" è molto simile a quella che nel 21esimo abbiamo per la "depressione", che ormai è la diagnosi base per tutto. Un ottimo esempio che si può fornire in merito di arriva dal pluripremiato film "Il lato positivo", la cui morale è che in fondo siamo tutti pazzi, ma solo alcune pazzie sono socialmente accettabili.
La verità, e questo è la pratica clinica che ce lo insegna, è che una psicosi non è riconosciuta come problematica fino al momento in cui non ci impedisce di condurre una vita normale. Sentire le voci non è un problema, il problema sorge se questo ti impedisce di uscire di casa. Il che è un controsenso, perché se ci pensate significa che esistono molti gradi diversi di normalità, non un unico, grosso, standard in cui rientra la maggior parte delle persone.
Come dire che, ognuno a modo suo, se lo guardi da vicino, nessuno è normale.
lunedì 26 ottobre 2015
#Escile
Non mi ritengo una persona particolarmente social.
Per carità, apprezzo tutto quello che i social portano, la possibilità di rimanere in contatto con persone care lontane o sconosciuti tanto famosi quanto altrimenti irraggiungibili. Tendo a non frequentarli molto, perché non amo non poter controllare le informazioni che finiscono in maniera pubblica su internet, che mi riguardano. Per questo ho aperto un blog in cui parlo di me, con la mia tipica coerenza. Tendo ad avere anche una cultura abbastanza internazionale, infatti preferisco guardare le notizie non dai quotidiani nazionali, ma dai social stranieri. Questo, mi preclude molte volte delle notizie che spopolano sul web nazionale, che però, per ovvi motivi, vengono ignorate dai media stranieri. Capirete il mio stupore, quando vi spiegherò il motivo del titolo di questo post. La realtà è che sono venuto a sapere di questo hashtag ormai celebre solamente una settimana fa, e la cosa non mi ha lasciato del tutto indifferente. Non è certo la prima volta che un hashtag ho un argomento a livello sessuale raggiunge vette così alte, soprattutto a livello di conoscenza umana. Basti pensare a quando Kim Kardashian provò a "rompere Internet", oppure al filmato di Paris Hilton, oppure al filmato di Belen. Insomma, basta solamente inserire un argomento che faccio impazzire gli uomini in un bar, e internet non farà che parlarne. #Escile però, è qualcosa di tipicamente italiano.
Quello che mi piace fare e analizzare i risvolti sociali di queste episodi, soprattutto cosa significa il fatto che una parola scritta peraltro in italiano non del tutto corretto raggiunga un livello di fama così importante da offuscare le notizie riguardanti il presidente del Consiglio. Va anche ricordato che il verbo uscire non è transitivo quindi non si può associare a qualcosa, seppur sappiamo e conosciamo tutti persone che lo usano in tal maniera. È bizzarro come diventi famoso quasi più qualcosa che è sbagliato, anche dal punto di vista grammaticale, piuttosto qualcosa che di concerto.
La domanda, subito dopo quella riguardante di che cosa si tratti questo hashtag famoso, ovvero di chiedere a una modella di mostrare il seno, diventa subito come sia possibile che diventi così famoso un argomento del genere. Siamo veramente diventati così poveri di contenuti, materialisti e immorali che una donna che mostra il seno ci può svoltare la giornata? Non sono certo la persona più morale di questo pianeta, chi mi conosce lo sa, e soprattutto non so resistere al fascino di una bella donna. Trova però che sia assurdo il clamore mediatico che si è creata attorno a questa cosa. Un po' come stata la barzelletta di Berlusconi riguardante il bunga bunga, ormai diventato diventato termine di uso internazionale per descrivere il nostro premier, oppure i suoi loschi festini. Se una cosa nasce con una battuta, dovrebbe rimanere tale, senza essere snaturata dal contesto in cui è nata. In realtà il problema è realisticamente pleonastico come sempre adoro questo usare questo termine, tutto ciò che fa ridere infatti su Twitter, Facebook e tutti gli altri social, ha una durata di tempo estremamente limitato in termini di attenzione dedicato dagli utenti. Mi auguro quindi che anche questo finisca nel dimenticatoio velocemente come il Gangnam style, il gatto Virgola, le capre che urlano, il video di Belen, il video di Kim Kardashian, e tutte le altre cose inutili che abbiamo guardato negli ultimi anni, senza le quali avremmo vissuto in maniera assolutamente identica a come viviamo adesso.
Anche se ammetto che alcuni commenti me lo hanno strappato un sorriso.



