lunedì 9 novembre 2015

Il mistero dell'energia

Che cos'è l'energia?

So che questa domanda può sembrare strana, ma 8 anni fa fu la domanda che mi posi quando cominciare a fare ingegneria. Oggi, mentre ero in sauna, con i soldi guadagnati facendo ingegneria, mi ponevo questa stessa domanda, cercando di darmi una spiegazione sufficientemente semplice e fruibile da tutti per quanto imparato. Lo so che la gente normale non si pone queste domande, ma punto molto sui curiosi.
L'energia non è qualcosa di semplice da descrivere, tanto è vero che la definizione di essa (la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema fisico di compiere lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto) è talmente generica che non spiega nulla ai profani di fisica. Eppure ne abbiamo degli esempi quotidiani, quali le calorie, ai quali colleghiamo informazioni ben note. Esempio: Le cose grasse hanno tante calorie e ci fanno ingrassare. Discutibile, ma non è questo il momento di promuovere una dieta sana ed equilibrata.  La caloria, come si può trovare scritto su Wikipedia, è la quantità di energia sviluppata da un determinato elemento se sottoposto a combustione. Ovvero, se gli diamo fuoco, quanto scalda. Fin qui trattasi di una disquisizione scientifica, e quindi inattaccabile. Ma resta la domanda su che cosa sia effettivamente l'energia. Il problema vero è, come per le forze, che ne possiamo solamente vedere gli effetti, perché l'energia, come si può ben immaginare, non è materia. La materia stessa, che è composta da atomi, è fatta di energia in realtà. Per andare avanti richiedo un minimo di astrazione.
Noi siamo abituati ad immaginare gli atomi come piccole particelle, ma se fossero effettivamente delle particelle solide tonde come ce li figuriamo in mente, sarebbero composti da qualcosa, ulteriori elementi. Invece queste palline, come li vediamo, rappresentano un quantitativo energetico. Nessuno, con un microscopio, è mai riuscito a vedere un atomo. Un atomo possiede una sua dimensione, ma è una dimensione che corrisponde un quantitativo energetico. Non voglio, e non posso scendere maggiormente nel dettaglio, perché si tratterebbe di fisica quantistica, e non so quanti dei lettori che oggi hanno aperto questa pagina sono disposti a sorbirsi un pippone sulla fisica. Voglio solamente fare il punto su sul fatto che trattiamo quotidianamente con qualcosa che non riusciamo nemmeno a descrivere. È così strana questa cosa? Siamo veramente così superficiali e supponenti da parlare di ciò che non conosciamo? Il problema non è questo, non è nemmeno la nostra presunzione di sapere, o la mia di spiegare. Il problema risiede che esistono delle cose, che per limitatezza di intelletto o esperienza non possiamo capire. Un po' come immaginare uno spazio con più dimensioni di quello in cui viviamo. Lo stesso spazio quadridimensionale viene rappresentato come un susseguirsi di spazi tridimensionali, perché non abbiamo la capacità di pensare oltre la finitezza di quello che viviamo.
Tornando all'Energia, quindi, sarebbe riduttivo definire l'energia come qualcosa, perché qualsiasi cosa è composta da energia, nelle varie forme. L'Energia, risulta essere il mattone base di tutto l'universo.
Non riusciremo mai ad immaginarla con una forma, una dimensione o un colore, ma in realtà la percepiamo tramite tutti e 5 i sensi. Magari non capiamo cos'è, ma è proprio qui, davanti a noi.


venerdì 6 novembre 2015

The sound of silence

Finalmente è venerdì.
Oh, un’altra settimana particolarmente dura volge finalmente al termine. Non che il weekend che mi aspetta sia particolarmente roseo, ma intanto avrò tempo da dedicare alle cose che voglio. Riposarmi, in una parola sola. Tralasciando l’impegno fissato per le 14 di domenica, per il quale probabilmente non parlerò più con nessuno per un po’ di giorni stanotte ho pure sognato di parlarci, con Valentino, non ho grandissimi piani su cosa fare. So solo che oggi sarà una giornata più lunga del previsto, dato che devo far fare una prova di un dispositivo, quindi anziché riuscire ad essere sparato fuori dal lavoro alle 16 come un proiettile, probabilmente mi toccherà andare avanti ad oltranza fino a che non sarà tutto finito.
Parlando però dei lavori che si fanno durante il weekend, devo ammettere che per alcune cose ho già cominciato, ad esempio sistemare il blog. L’intenzione, come già detto, è quella di fare  una raccolta con tutti i post, ma la cosa è più semplice a dirsi che a farsi. Questo, come ogni volta, mi permette, non senza una certa introspezione, di riguardare tutti i post che ho prodotto fino ad ora, rileggendone alcuni. Ho già parlato di come mi capiti di stupirmi delle cose che io stesso ho scritto, ma stavolta è stato diverso. Mentre ho già parlato, anche in vari post, di perdere le parole, o non sapere cosa dire, oggi voglio parlare di quando sai perfettamente cosa dire, ma era meglio se stavi zitto. Perché certe cose vengono lette e interpretate da gente che magari non conosce, o, peggio ancora, si fa più bella figura a non dirle, certe cose.
È doloroso, il momento in cui vorresti dire qualcosa ma sai che non puoi, come un messaggio a cui non sai come rispondere, anche se hai perfettamente chiara la tua posizione in merito. Allora perché non rispondere? Perché non palesare la propria opinione, in modo che chi ci sta di fronte sappia come la pensiamo. Perché non siamo soli. Con questo voglio riallacciarmi al post di ieri, infatti se notate c’è un filo conduttore tra i due argomenti, dicendo che a volte, anziché proteggere noi stessi dicendo quello che pensiamo, è meglio proteggere gli altri DA quello che pensiamo. Non voglio arrivare all'estremo di chi sostiene che facendosi i fatti propri si campi cent’anni, perché non condivido questo pensiero. Intendo solamente che può succedere, certe volte, che un silenzio sia la risposta migliore. Non quella ad effetto, non quella che spiega tante cose (anche se un silenzio può voler dire molto), ma la cosiddetta meno peggio. Pure Paul Simon e Art Garfunkel che il dizionario di Word mi continua a correggere con "Gargamella" hanno fatto una canzone su questo, che dà il titolo a questo post.
Voglio concludere con un piccolo monito, che va bene sia nelle situazioni particolari che nella vita di tutti i giorni, ovvero quello di non giudicare mai le persone.
Perché non si sa mai cosa stanno passando.

giovedì 5 novembre 2015

Qualcuno ti ama

Ho decisamente bisogno di un weekend in mezzo alla settimana. 

Per questo sarei disposto ad aver una settimana di 9 giorni, ma in fondo almeno non si farebbero più di 3 giorni lavorativi di fila. La verità è che ieri e l'altro ieri sono stato a Verona, quindi mi sono stancato parecchio, tra le varie attività. Ah, la città di Romeo e Giulietta. L'amore, il balcone dei Capuleti, l'arena, la simpatia che distingue i veneti. Ammetto che non ci ero mai stato, quindi per me è stato tutto molto nuovo. Quando l'ho detto ai miei amici, mi hanno anche consigliato alcuni posti dove andare a mangiare, per poi fare una passeggiata nel centro, estremamente piacevole. Ecco, non ho visto niente di tutto questo. Avete presente quando gli atleti olimpici si lamentano che nella loro carriera hanno visto tutti i palazzetti del mondo senza vedere le città dove sono andati? A volte mi sento così, a differenza dell'attività di livello internazionale, dei fan e anche del fisico non proprio da atleta.
Ho passato due giorni chiuso in una stanza per di più con poca aria disponibile, in penombra a guardare una delle quattro pareti di un albergo illuminata da un proiettore. Ok, non che non fosse interessante, di lavoro si parla, ma avete presente quelle condizioni in cui si perde ogni genere di cognizione del tempo? Così, mentre le informazioni lavorative entravano attraverso il naso, rimbalzavano in fondo al mio cranio vuoto e uscivano dalle orecchie, ho avuto modo di pensare a un sacco di cose, di fare chiarezza con me stesso su molte situazioni recenti. Perché in questi momenti o mangi, perché a me pensare mette fame, oppure pensi ma poi ti torna fame. Il problema è che poi mangi troppo, in conseguenza di quanto hai pensato, e finisci per bramare la pausa caffè per utilizzare quella stanza con l'omino disegnato sulla porta, accarezzandoti la pancia come fa una donna incinta, ma con un'espressione leggermente più contrita.
In mezzo a tutte queste produzioni fisiologiche, come dicevo, si ha modo di pensare molto bene. Tante cose confuse sono successe ultimamente, quindi non vi stupirete se vi dirò che avevo bisogno di pensare un pochino, di un momento di riflessione e meditazione. Fortunatamente, prima di partire, ho avuto modo di parlare con una persona molto importante per me, che potrei addirittura definire il mio migliore amico. Quel genere di persona che ti dice la cosa giusta nel momento giusto, che c'è quando non ci sono tutti gli altri. Questa persona mi ha definito, prendendo spunto da tutto quello che è successo ultimamente, come "una persona che prima causa un incidente, poi cerca di salvare tutti quelli che sono coinvolti". Mi ha colpito molto quest'affermazione, perché mi ci ritrovo in questa definizione. Mi fa pensare, anche solo per il fatto che in questo momento, da solo, non ho nessuno che si preoccupi per le cose stupide che sta facendo. Allora è forse meglio finire in una palla di fuoco da soli, piuttosto che in un piccolo incidente coinvolgendo altre persone?
La domanda non è semplice da affrontare, anche perché è impossibile pensare di essere completamente da soli, come a dire di non dare pensiero a nessuno. Non possiamo vivere come degli eremiti, quindi dobbiamo sempre considerare che tutto ciò che facciamo abbia una relazione con le altre persone. Essendo quindi impossibile proteggere completamente le persone a cui vogliamo bene dal male, l'unica cosa che possiamo fare è cercare di non essere noi causa del loro male, o almeno cercare il giusto compromesso per la loro felicità. E se qualche volta questo significa compromettere la nostra di felicità, magari è il caso di pensarci.
Come non prendere a 120 di traverso la rampa di uscita autostradale, perché anche se non te lo dice nessuno che non va bene polizia stradale a parte, qualcuno se ne preoccuperebbe. In fondo qualcuno che ci vuole bene c'è sempre.



martedì 3 novembre 2015

Fai la cosa giusta

Quella di ieri è stata un giornata abbastanza convulsa.
Il giorno prima sono successe molte cose, alcune di cui ho molte voglia di parlare, come ad esempio aver realizzato il sogno della mia vita di riuscire a vendere delle rose. Sì, esattamente, sto parlando della pratica, normalmente praticata in outsourcing dai cingalesi, di andare nei luoghi di pubblico incontro a vendere delle rose agli astanti. E ci sono riuscito. Ma questo solamente perchè sono riuscito a vendere il sogno di possederla, il momento in cui la si ha, quella rosa. Non ho venduto un fiore, ho venduto un ricordo, e i ricordi non hanno prezzo. Per questo mi sono fatto pagare bene.
Ho anche lasciato 2 euro di provvigione al mio amico Ranjid che gentilmente mi ha mandato in giro a vendere le sue rose. Davvero un uomo del popolo.
Altre cose invece sono successe e non ho molta voglia di dirle, nè credo sia il caso di parlarne. Non sarebbe nemmeno corretto nei confronti delle persone coinvolte, trascinarle in questo vortice nero, per cui parlerò delle conclusioni a cui sono arrivato.
Oggi voglio parlare delle scelte, e del modo in cui possono renderci fedeli a noi stessi. Esistono situazioni, in cui ci si trova a dover affrontare la vita nella maniera più dura. Parlo dei momenti in cui bisogna fare la cosa giusta. In altri termini, scegliere
Ma che cosa significa veramente fare la cosa giusta? Significa semplicemente cercare l'opzione migliore, o il migliore compromesso? Perché ci sono dei casi, in cui l'opzione migliore non è una strada percorribile, e finisce, pur sembrando all'inizio dritta, contro un muro, senza lasciare via di scampo. Allora bisogna scegliere la strada più in salita di tutti, quella che comporta sofferenze, ma di cui si è sicuri dove arriva. Un po' come vedere in vetta l'arrivo, senza sapere cosa ci sarà durante il percorso. Avere la consapevolezza delle proprie scelte è fondamentale per poter essere risoluti nel perseguimento dei propri obiettivi. E non importa quanti errori si commetteranno, durante il percorso, quanto si potrà stare male, o cosa penseranno addirittura le altre persone di noi. Perché non è qualcosa che possiamo controllare. Non conta fare la figura del cattivo, e talvolta recitare questa aprte se poi in cuor tuo sai di essere buono, di volere quello che vogliono tutti gli altri.
Abbiamo solo scelto la strada che porta in alto, non quella che ci faceva mantenere lo stesso livello, una strada piena di difficoltà di cui però conosciamo il risultato. E lo potremmo fare per il bene nostro, per il bene degli altri, o per tutti e due, ma sapere di aver scelto la strada giusta è fondamentale. Prendere decisioni, nella vita come in qualsiasi altra cosa, ci permette di essere parte attiva di ciò che facciamo. Di non rimanere bloccati dove siamo, di muoverci. Perchè le cose belle succedono alle persone buone.
Voglio chiudere questo pensiero raccontare una storia, ormai resa celebre da un film western, "il mio nome è nessuno"

Allora, questo uccellino non sapeva ancora volare; durante l'inverno, in una notte fredda, ruzzola giù dal nido e finisce sul sentiero. Comincia a gridare "piio piio piio" come un matto e sta per morire di freddo, ma fortuna per lui ecco che arriva una vacca; lo vede e pensa di scaldarlo, e così alza la coda e... splash!, una margherita bella e fumante, grossa così.
L'uccellino al caldo è tutto contento, tira fuori il capino e ricomincia "pi-piio pi-piio" più forte di prima. Ma un vecchio coyote lo sente e arriva di corsa, allunga una zampa e lo tira fuori dalla cacca, lo pulisce ben benino, e poi... gnam! Se lo ingoia in un solo boccone.
Il nonno diceva che la morale c'è, ma che bisogna trovarsela da soli.

Perchè, come dice Jack Beauregard alla fine del film, non sempre chi ti mette nella merda lo fa per farti del male, come non sempre chi ti tira fuori dalla merda lo fa per farti del bene.




domenica 1 novembre 2015

A me sembra mezzo pieno

Le cose belle capitano alle buone persone.
Ieri sera sono andata a letto con questo pensiero, e pensavo che fosse giusto condividerlo con blog. Secondo me c'è un mondo dietro questa frase, anche solo per il fatto che racchiude nel suo interno tutta una filosofia. Partiamo però come al solito andando con ordine, analizzandola per intero: va detto che non è una verità assoluta, ma in fondo cercare verità assolute generaliste è un po' come cercare l'elisir di lunga vita. Si può studiare un caso, magari cento, ma ogni caso va valutato in maniera singolare. come a dire che ogni storia è a se stante, ma non mi piace vedere le cose così, preferisco pesare che le persone, i loro atteggiamenti siano legati da un sottile filo conduttore, che ci unisce, che ci permette di vere momenti in cui ci diciamo "ma davvero? pensavo capitasse solo a me!".
Non faccio mai mistero del mio atteggiamento positivo nei confronti delle cose, e penso che sia estremamente salutare. Cerco di convincere di questo anche gli irriducibili pessimisti, le persone che non vogliono essere compatite, chi pensa di essere senza speranza, e, mi scoccia dirlo, ce ne sono più di quanti se ne pensa. In una parola, i disillusi. Ma ho già parlato dei disillusi in un altro post, e per quanto ami il suono della mia voce, arrivo a detestarla quando ripete quanto appena detto. Quindi voglio parlare delle conseguenze. Non voglio stare a raccontarvi come ad essere tristi, cupi si viva male anche perché cercate di seguirmi nel pensiero, la filosofia per cui un ottimista, nel caso dovesse avere torto sarà deluso alla fine della sua vita, mentre un pessimista disilluso lo sarà in ogni momento di ogni ora, di ogni giorno, di ogni evenienza. Stiamo parlando di un sacco di volte. Alla faccia di chi dice che aspettarsi il peggio permette di prevenire, o anche semplicemente lenire le sofferenze. Voglio parlarvi di quello che la vita può metterti in braccio se ti fai trovare con le braccia aperte. 
Il fatto di essere persone che cercano di prendere il meglio da tutto non è certo il segreto per una vita priva di problemi, e bisogna comunque fare i conti con i momenti in cui la sorte, il destino, il karma o come volete chiamarlo ci tira una palla curva. I problemi ci sono, e dubito che si possa dire che a un certo punto si possa mai arrivare ad uno stato in cui la barca và da sè. Ma proprio qui entrano in gioco le cose belle che accadono. Le persone buone, i trascinatori, come piace chiamarli a me, che hanno un atteggiamento positivo, sono coloro ti tendono la mano per primi, che ti danno confidenza per fare maniera che tu ti senta al sicuro a parlare con loro, accolto/a, per certi versi. Sono quelli che quando gli viene proposta una sera a casa di gente sconosciuta, prima pensano che conosceranno un sacco di gente nuova, prima di dire "non conosco nessuno". E diranno . Quanto può essere potente una singola accoppiata di lettere. Quante cose, pensieri, affetti, sogni desideri o prese di posizione nasconde una s unita a una i accentata, ricordiamocelo sempre. 
Non siate vittime, siate carnefici. Dei pensieri negativi.


venerdì 30 ottobre 2015

Dr.Hyde e Mr.Jekyll

Tutti noi abbiamo un nostro lato oscuro.
Bam, non ve lo aspettate un ingresso di questo genere, vero? Quello che voglio dire, è che molto spesso la caratterizzazione di una persona passa per dei lati della nostra personalità che non sono sempre evidenti. Il termine lato oscuro, almeno per come è inteso qui, non ha sempre una accezione negativa, non si tratta quindi sempre di qualcosa che vogliamo nascondere perché brutto, pericoloso o tormentato. A mio parere, la qualifica di oscuro è dovuta alla interiorità di questo lato molto personale, come scendendo nelle profondità degli abissi la luce fa sempre più fatica ad entrare. Ma non per questo nelle profondità abissali succedono cose brutte, al massimo buie.
È quindi perfettamente normale che la personalità di qualcuno sia composta da lati non perfettamente evidenti. Io sono un esperto in materia, non dal punto di vista clinico/psicologico ma dal punto di vista diagnostico, in quanto ho tutte le mie belle psicosi che non sono evidenti e mi rendono una persona estremamente interessante cerchiamo di tirare fuori qualcosa di buono, se no sono solamente pazzo. Tutti abbiamo delle cose che ci disturbano, e chi soffre di disturbi ossessivi compulsivi (OCD) lo sa bene. Avevo un amico a cui davano fastidio le monete da 20 cent, non chiedete, è meglio, e a me disturba vedere i tombini per strada che dopo essere stati rimossi non sono stati riposizionati come erano prima, per cui magari le linee stradali sono storte. Mi rendo conto che siano manie, che ognuno vive a modo suo, facendosi condizionare nella propria vita da questo o meno, che è il grosso spartiacque tra chi è pazzo per davvero e chi non lo è. Perché nella cultura moderna c'è una grande facilità nel descrivere un atteggiamento come un disturbo del comportamento. L'abuso che c'era nel 19esimo secolo della diagnosi di "isteria" è molto simile a quella che nel 21esimo abbiamo per la "depressione", che ormai è la diagnosi base per tutto. Un ottimo esempio che si può fornire in merito di arriva dal pluripremiato film "Il lato positivo", la cui morale è che in fondo siamo tutti pazzi, ma solo alcune pazzie sono socialmente accettabili.
La verità, e questo è la pratica clinica che ce lo insegna, è che una psicosi non è riconosciuta come problematica fino al momento in cui non ci impedisce di condurre una vita normale. Sentire le voci non è un problema, il problema sorge se questo ti impedisce di uscire di casa. Il che è un controsenso, perché se ci pensate significa che esistono molti gradi diversi di normalità, non un unico, grosso, standard in cui rientra la maggior parte delle persone.
Come dire che, ognuno a modo suo, se lo guardi da vicino, nessuno è normale.

lunedì 26 ottobre 2015

#Escile

Non mi ritengo una persona particolarmente social.
Per carità, apprezzo tutto quello che i social portano, la possibilità di rimanere in contatto con persone care lontane o sconosciuti tanto famosi quanto altrimenti irraggiungibili. Tendo a non frequentarli molto, perché non amo non poter controllare le informazioni che finiscono in maniera pubblica su internet, che mi riguardano. Per questo ho aperto un blog in cui parlo di me, con la mia tipica coerenza. Tendo ad avere anche una cultura abbastanza internazionale, infatti preferisco guardare le notizie non dai quotidiani nazionali, ma dai social stranieri. Questo, mi preclude molte volte delle notizie che spopolano sul web nazionale, che però, per ovvi motivi, vengono ignorate dai media stranieri. Capirete il mio stupore, quando vi spiegherò il motivo del titolo di questo post. La realtà è che sono venuto a sapere di questo hashtag ormai celebre solamente una settimana fa, e la cosa non mi ha lasciato del tutto indifferente. Non è certo la prima volta che un hashtag ho un argomento a livello sessuale raggiunge vette così alte, soprattutto a livello di conoscenza umana. Basti pensare a quando Kim Kardashian provò a "rompere Internet", oppure al filmato di Paris Hilton, oppure al filmato di Belen. Insomma, basta solamente inserire un argomento che faccio impazzire gli uomini in un bar, e internet non farà che parlarne. #Escile però, è qualcosa di tipicamente italiano.
Quello che mi piace fare e analizzare i risvolti sociali di queste episodi, soprattutto cosa significa il fatto che una parola scritta peraltro in italiano non del tutto corretto raggiunga un livello di fama così importante da offuscare le notizie riguardanti il presidente del Consiglio. Va anche ricordato che il verbo uscire non è transitivo quindi non si può associare a qualcosa, seppur sappiamo e conosciamo tutti persone che lo usano in tal maniera. È bizzarro come diventi famoso quasi più qualcosa che è sbagliato, anche dal punto di vista grammaticale, piuttosto qualcosa che di concerto.
La domanda, subito dopo quella riguardante di che cosa si tratti questo hashtag famoso, ovvero di chiedere a una modella di mostrare il seno, diventa subito come sia possibile che diventi così famoso un argomento del genere. Siamo veramente diventati così poveri di contenuti, materialisti e immorali che una donna che mostra il seno ci può svoltare la giornata? Non sono certo la persona più morale di questo pianeta, chi mi conosce lo sa, e soprattutto non so resistere al fascino di una bella donna. Trova però che sia assurdo il clamore mediatico che si è creata attorno a questa cosa. Un po' come stata la barzelletta di Berlusconi riguardante il bunga bunga, ormai diventato diventato termine di uso internazionale per descrivere il nostro premier, oppure i suoi loschi festini. Se una cosa nasce con una battuta, dovrebbe rimanere tale, senza essere snaturata dal contesto in cui è nata. In realtà il problema è realisticamente pleonastico come sempre adoro questo usare questo termine, tutto ciò che fa ridere infatti su Twitter, Facebook e tutti gli altri social, ha una durata di tempo estremamente limitato in termini di attenzione dedicato dagli utenti. Mi auguro quindi che anche questo finisca nel dimenticatoio velocemente come il Gangnam style, il gatto Virgola, le capre che urlano, il video di Belen, il video di Kim Kardashian, e tutte le altre cose inutili che abbiamo guardato negli ultimi anni, senza le quali avremmo vissuto in maniera assolutamente identica a come viviamo adesso.
Anche se ammetto che alcuni commenti me lo hanno strappato un sorriso.